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Il ribelle

“Il Ribelle. Guido Picelli, un eroe scomodo” un film di Giancarlo Bocchi

Il documentario di Giancarlo Bocchi ricostruisce l’appassionante biografia di Guido Picelli la cui epopea non è ricostruita tramite la classica forma d’intervista, ma tramite l’assemblaggio di materiali di repertorio come fotografie, giornali, lettere e filmati d’epoca che opportunamente risonorizzati, vengono accompagnati dalla voce narrante di Valerio Mastrandrea e di Francesco Pannoffio, il quale interpreta la voce di Picelli.

Il lavoro di documentazione, che come forma di rappresentazione predilige quella visuale a quella scritta, è frutto di intense ricerche d’archivio sia in Europa che negli Stati Uniti e ha reso possibile il ritrovamento di pellicole inedite e documenti segreti. Il linguaggio così ottenuto, pur risultando epico, mira a creare una biografia che tramite parole ed immagini rende giustizia ad un rivoluzionario poco conosciuto, estraneo alle strategie e alle tattiche di partito, espressione di un sentimento popolare di rivolta sia nei confronti del fascismo mussoliniano che nel comunismo stalinista.

Più uomo d’azione che teorico, praticò a Parma quello che era stato teorizzato come fronte unico popolare, fondendo negli Arditi del Popolo le forze proletarie che andavano dagli anarchici ai popolari e, senza aspettare le direttive dei partiti si opposero, vincendo, alla spedizione guidata prima da Farinacci e successivamente da Balbo.

Guido Picelli nasce nel 1889 nella Parma che, divisa da quella benestante da un torrente, gli insegnerà fin da piccolo il “vero significato di anarchia e socialismo”.

Comincia a lavorare come apprendista orologiaio, ma per seguire la sua vocazione di attore si trasferisce a Torino dove, per mantenersi, lavora in fabbrica.

Nonostante il suo antimilitarismo partecipa al primo conflitto mondiale come volontario nella Croce Rossa. I massacri a cui è costretto ad assistere impotente lo segneranno profondamente: sul finire della guerra entrerà all’Accademia militare di Modena da cui ne uscirà con i gradi di sottotenente.

Terminato il conflitto rientra a Parma fondando la locale sezione della “Lega proletaria mutilati, invalidi, reduci, orfani e vedove di guerra”. Nel 1920 viene arrestato per aver impedito la partenza di un convoglio di militari diretto in Albania. L’anno successivo, per scarcerarlo, un plebiscito popolare lo eleggerà fra le file dei socialisti.

Fonda la locale sezione degli Arditi del Popolo ed in occasione dello sciopero legalitario, nel 1922, a reazione fascista ormai dilagante, guida l’insurrezione popolare che a Parma respingerà l’assalto di più di diecimila squadristi capeggiati da Balbo.

Nel 1924 viene eletto fra le fila del Partito Comunista d’Italia. E’ il primo maggio e per la prima volta, per disposizione di Mussolini, è vietata la festa dei lavoratori. Picelli, per protesta, isserà sul balcone della Camera dei Deputati la bandiera rossa.

Negli anni che seguono grazie alla sua carica di deputato, e nonostante vari agguati,  gira l’Italia per mantenere i contatti fra gli antifascisti ed organizzare la rete di resistenza clandestina al fascismo. Finito il mandato parlamentare viene definitivamente arrestato e mandato al confino. Scontata la pena nel 1932, braccato dall’Ovra, riesce ad espatriare in Francia, cacciato, si sposta in Belgio e, nuovamente cacciato, si rifugia in Unione Sovietica.

Trova lavoro in una fabbrica di cuscinetti a sfera e per la sua esperienza insegna tattica militare alla  Scuola leninista. Facendo parte del Club degli emigrati politici di Mosca ha la possibilità mettere in scena spettacoli teatrali sulle barricate di Parma. Ma la sua permanenza non è che l’anticamera dei Gulag: in disaccordo con lo stalinismo, osteggiato da Togliatti, revocati i suoi incarichi politici, subirà in fabbrica un processo-purga.

Allo scoppio della Guerra Civile spagnola, nel ’36, riesce fortunatamente ad espatriare. In Francia prenderà contatti con il partito comunista antistalinista e giunto a Barcellona, per farlo desistere dal comandare un battaglione del Poum, gli verrà offerta la possibilità di far parte delle Brigate Internazionali. Vedendo la possibilità di realizzare nuovamente quel fronte unico, che permise a Parma di respingere gli squadristi, accetta.

Inglobato il suo battaglione nella Brigata Garibaldi, per le sue capacità militari, viene nominato vice-comandante. Sotto il suo comando, per rompere l’accerchiamento di Madrid, i miliziani riescono a strappare ai falangisti Boadilla del Monte, Mirabueno e Almadrones; ma il 5 gennaio del 1937, a 47 anni, Picelli cade sulle alture di El Matoral colpito alle spalle da una pallottola “vagante”.

 

 

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