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UN CALEIDOSCOPIO DI SIGNIFICATI, SIMBOLI ED ESPERIENZE UMANE: L’IDENTITÀ METICCIA FRA SFRUTTAMENTO E SOLIDARIETÀ.

Le relazioni di dominio, specialmente quelle più profonde, nella maggior parte dei casi si sottraggono alla nostra vista o, più in generale, alla nostra percezione. Dopo aver acquistato pomodorini campani o arance siciliane al supermercato sotto casa, usciamo con un sorriso di soddisfazione per il risparmio guadagnato o per un’offerta conveniente che mai avremmo immaginato di trovare. Ugualmente sfuggono alla nostra immaginazione anche i processi di coltivazione, raccolta e trasporto che permettono alla nostra frutta o verdura di essere smerciata a prezzi tanto concorrenziali. Chi sono le persone in carne e ossa che sudano sotto il sole delle campagne, quali le loro condizioni di vita e quali i trattamenti riservati loro dalle imprese?

Tutte le domande circa queste vite vissute svaniscono di fronte allo stupore per la forma perfetta di un’arancia acquistata a poco prezzo. Anche perché, tutto sommato, ci sentiamo sollevati di non poter o di non voler pensare alle dinamiche di produzione che ogni merce racchiude e nasconde nella sua appariscenza. Questa impercettibilità del legame fra la convenienza del prodotto che acquistiamo, o del servizio di cui siamo forniti da una parte e dall’altra lo sfruttamento che determina la loro concorrenzialità, rappresenta uno dei fattori peculiari dell’economia postmoderna e ciò che al contempo ne impedisce una critica efficace.
Se difatti è certamente vero che la direzione intrapresa oggigiorno dall’economia è quella della finanziarizzazione e della virtualizzazione, resta altrettanto vero che la sua base materiale persiste e che con essa sopravvive altresì la disumanità che le dinamiche di profitto portano con sé. A ricordarcelo e ad innalzare i ponti indispensabili per avvicinare ciò che normalmente ci appare tanto distante – ovvero le storie dei corpi e delle braccia dei lavoratori e i prodotti o i servizi che essi creano e ci forniscono – ci viene in aiuto la ricerca sociale antropologica, che, servendosi delle interviste, della raccolta orale delle esperienze delle persone, consente il contatto diretto con una realtà che il più delle volte fatichiamo ad immaginarci. Storie di solidarietà, come quella di Marcelo, lavoratore argentino assunto in una delle tante cooperative lombarde che ha ottenuto un livellamento di salario proprio grazie alla lotta condotta dai suoi stessi compagni di lavoro italiani, non disposti ad accettare passivamente che un lavoratore immigrato potesse ricevere – proprio per via del suo essere straniero –­ un diverso trattamento a lui sfavorevole. Ma anche storie di sfruttamento e di caporalato etnico, come il caso di Ina, badante albanese presso un’agiata famiglia italiana, che non soltanto fu costretta a pagare 500 euro alla connazionale che le aveva ceduto il lavoro, ma anche a metter da parte ogni mese ben 200 degli 800 euro della propria retribuzione, per pagare l’intermediario che le aveva trovato il lavoro. Le persone che per ragioni di povertà o guerra abbandonano il loro paese per giungere in Italia alla ricerca di un lavoro, non sono soltanto individui che svuotano una regione per riempirne un\’altra, non sono semplicemente numeri che vanno a ingrossare le fila del lavoro nero, ma anche uomini e donne provvisti di progettualità, energie intellettive e un bagaglio culturale che sono disposti a mettere in discussione per entrare in relazione con la nuova società in cui stanno per inserirsi. Le storie dei lavoratori migranti ci parlano infatti di meticciamento, di ibridazione, di incontri e di crocevia, più che di chiusura o di presunta purezza delle proprie origini. Sotto la statica apparenza di un’arancia siciliana DOC brulicano dei processi dinamici nei quali gli individui si incontrano, si confrontano, creano e modificano continuamente la propria identità. Emerge in questo modo non più l’idea di una cultura monolitica escludente, ancorata al territorio di provenienza e determinata da una serie di usi e costumi, norme e leggi stabiliti tradizionalmente, bensì l’idea di una varietà caleidoscopica di culture differenti in incessante interazione fra loro, intese dunque come “strutture di significato, archetipi ermeneutici, interpretativi che viaggiano su reti di comunicazione, non localizzate in singoli territori ma in movimento, in interazione tra diversità plurime, in complessità poliedriche, pluriversi di senso interpretativo”. Il modello meticcio che si sta affermando parallelamente alla globalizzazione dei sistemi di produzione e alla possibilità di viaggiare da una parte all’altra della terra, di varcare confini, di superare barriere – nonostante i dispositivi fisici e legislativi di controllo attuati per ostacolare i flussi migratori che servono tutt’al più a creare lavoratori invisibili maggiormente sfruttabili e ricattabili da inserire nell’economia reale – è un modello “che non conosce limiti e freni e si manifesta senza regole prestabilite, fra incontri e condivisioni casuali fra persone”. Il meticciato è una tessitura e un intreccio di alterità e vissuti differenti che si fonda sul divenire, sull’instabilità, sulla trasformazione e che per questo trova l’avversità di fondamentalismi, nazionalismi e di tutti i sostenitori di un’identità chiusa, autoctona, incorruttibile. Che grazie a questo arricchimento culturale senza requie si riesca ad abbattere sempre più barriere comunicative, che si sviluppino nuove forme di solidarietà transnazionali fra individui e lavoratori, che i nostri sentimenti di fratellanza e di empatia riescano a superare i confini alienanti dell’offerta stracciata di un qualsiasi prodotto in vendita al supermercato – o espresso ancor più chiaramente: che si riaffermarmi la priorità dei valori umani sull’indifferenza e la concorrenzialità tipiche della società mercantile – è il compito che il meticciamento ci invita a raccogliere e a coltivare.

Devis Colombo

Category: recensioni

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One Response

  1. […] Lo scorso 27 maggio abbiamo avuto il piacere di presentare al PianoTerra “Le nostre braccia – metticciato e antropologia delle nuove schiavitù”, l’ultimo libro di Andrea Staid. Qualche copia scontata la trovate da noi in distribuzione, intanto vi proponiamo l’audio della presentazione e l’invito a scoprire qualcosa di più sul libro a questo indirizzo. […]

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